Intervista al Dott. Gregorio Lo Giudice

Qualche domanda al Dottor Gregorio Lo Giudice, tra curiosità, riflessioni sul suo percorso professionale e sul rapporto tra web e professione medica.

Intervista al Dott. Gregorio Lo Giudice
19 aprile 2018

Oggi abbiamo incontrato il Dottor Gregorio Lo Giudice, Oculista, per scoprire alcune curiosità sul suo percorso professionale e approfondire il suo punto di vista sul rapporto tra Sanità pubblica e privata e tra web e professione medica.

1) Come mai ha scelto di fare il medico?

Più che una scelta è stata una forte passione, maturata nel tempo, che si è realizzata.

2) Perché proprio la specializzazione in Oculistica?

L’oculistica è una branca medica molto affascinante. L’occhio è un organo delicato e complesso ed è un prolungamento del nostro cervello verso l’ambiente esterno. La vista è il senso che ci fa percepire il mondo nella sua pienezza, senza di essa ci sentiremmo persi.

3) Come è cambiata la sua professione grazie all’avanzamento tecnologico in medicina?

Il progresso tecnologico cambia continuamente il modo di fare diagnosi, rendendola sempre più precisa e precoce, e di eseguire le terapie. Si sviluppano, quindi, non solo strumenti per effettuare esami ma anche strumenti per risolvere patologie oculari.

4) Vivere in un mondo sempre connesso ad internet ha modificato, e se si come, il suo modo di rapportarsi con i pazienti?

Internet ha modificato sostanzialmente il rapporto medico paziente. Ci sono già molte società importanti in altri paesi, come gli Stati Uniti, che investono e sviluppano sistemi di connessione veloce tra il medico e il paziente tramite il web. Naturalmente non può sostituire il rapporto diretto tra medico e paziente, non può sostituire la complessità e precisione di una vista fatta de visu ma è un’opportunità per il paziente di accostarsi al temuto mondo della medicina e di conoscere il medico.

5) Internet ha modificato il modo in cui i pazienti affrontano la malattia? Si sente messo in competizione con il “Dottor Google”?

Google è il primo erogatore di informazione a cui i pazienti si rivolgono, ma non può mai sostituire il rapporto diretto, di fiducia e umano che è una prerogativa degli esseri umani, in questo caso del medico. E poi non tutti i pazienti sono uguali, ognuno ha la sua storia clinica e personale che non può essere sottovalutata e che è fondamentale per la diagnosi e per la prescrizione di una terapia.

6) Secondo lei sanità pubblica e privata come potrebbero integrarsi in futuro per fornire al cittadino un servizio migliore?

Sanità pubblica e sanità privata sono molto diverse tra loro e i motivi sono svariati ma entrambe hanno come primario interesse il benessere dei pazienti. Per questo motivo, per la cura della salute, devono collaborare e riuscire a garantire servizi sempre più specialistici. Dove non arriva la sanità pubblica lo farà quella privata e viceversa.

7) Lei come oculista si è mai imbattuto in una particolare leggenda metropolitana che vorrebbe smentire?

Non mi sono imbattuto in una particolare leggenda metropolitana legata alla mia professione.

8) Come racconterebbe, in breve, il suo modo di essere Medico e cosa la gratifica maggiormente a fine giornata?

Svolgo la mia professione con estrema dedizione, rafforzata dal rapporto di fiducia e stima che instauro con i pazienti. A partire dai più piccoli che mi definiscono il “miglior amico” agli adulti quando, dopo un intervento, mi dicono che hanno adesso una vista da “falco”. Ci si sente utili ed è bello, lasciando stare gli interventi oculistici più complicati, come aiutare ad esempio a far buttare via i propri occhiali da vista o lenti a contatto e tornare a vedere semplicemente con i propri occhi.

 

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