Intervista al Dott. Nicolosi

Conosciamo meglio il Dottor Mario Nicolosi, tra curiosità e riflessioni sul suo percorso professionale.

Intervista al Dott. Nicolosi
9 novembre 2017

Oggi abbiamo incontrato il Dott. Mario Nicolosi, Endocrinologo, per scoprire alcune curiosità sul suo percorso professionale e approfondire il suo punto di vista su alcuni temi di attualità legati alla Sanità.

1) Come mai ha scelto di fare il medico?
Sin da ragazzino, ai tempi delle scuole medie, anni ’70, sono stato affascinato dal corpo umano, dalla sua complessità, dai meccanismi di funzionamento. In seguito, ho potuto approfondire alcuni aspetti anche grazie all’aiuto di mio cugino che stava già finendo gli studi appunto in Medicina, così quando sono arrivato al momento di iscrivermi all’università non ho avuto dubbi, anche se allora è stata una scelta fatta più che altro sull’onda del fascino della materia, senza quasi sapere nulla del futuro lavoro. Poi, seguito, proseguendo gli studi e iniziando a occuparmi dei pazienti, durante la frequenza ospedaliera, ho sviluppato anche l’interesse per la professione medica, oltre che per lo studio della Medicina in sé.


2) Perché proprio la specializzazione in Endocrinologia?
Quando ho iniziato a seguire i corsi specifici di questa specializzazione, mi sono reso conto che questa branca della Medicina si occupa, in modo tra l’altro molto preciso ed interessante, di tutto l’organismo e permette, quindi, di comprendere il funzionamento di tutto il nostro corpo.
E’ una forma di medicina interna che permette di occuparsi dell’individuo letteralmente dalla testa ai piedi: gli ormoni prodotti dalle varie ghiandole endocrine regolano il funzionamento di tutti gli organi ed apparati, ed il loro malfunzionamento può esprimersi ovunque nel corpo stesso, per cui lo studio dei meccanismi di funzionamento e del loro malfunzionamento permette di occuparsi dell’individuo in toto.

3) Come e' cambiata la sua professione grazie all'avanzamento tecnologico in Medicina?
Beh, decisamente in meglio. Non ho bisogno di ricevere informazioni esterne, spesso distorte da interessi di mercato: mi vado a cercare direttamente informazioni aggiornate utili ed indipendenti. Ho a disposizione strumenti informatici ed oggetti fisici con i quali posso ricevere e controllare informazioni, registrare parametri vitali, confrontarmi con vaste banche dati, insomma, con i dovuti accorgimenti e filtri, oggi la professione può essere svolta in modo più preciso e attento, cercando ovviamente di lasciare sempre al centro dell’attenzione il soggetto interessato, cioè il paziente.

4) Vivere in un mondo sempre connesso ad internet ha modificato, e se si come, il suo modo di rapportarsi con i pazienti?
Lo ha modificato, certamente.  La connessione, almeno per me quasi continua, alla grande rete permette, grazie a sistemi online di consulto e prenotazione, di raggiungere i pazienti e farsi raggiungere da loro in qualunque momento, senza tuttavia che ciò crei interruzioni nei processi di visita o consultazione di pazienti presenti in studio (come accadrebbe con l’uso del telefono) o con altre attività lavorative o personali del medico stesso. Insomma, permette di recuperare tempo prezioso e di poter meglio organizzare i sempre maggiori impegni quotidiani!

5) Internet ha modificato il modo in cui i pazienti affrontano la malattia? Si sente messo in competizione con il “Dottor Google”?Certamente si. Oggi una percentuale molto elevata di persone cerca i propri disturbi consultando appunto il mitico Dr. Google, ove, per motivi che ancora mi sfuggono, vengono sempre elencate le possibili cause dei problemi cercati partendo da quelle gravissime e mortali, ma rare, lasciando per ultime invece le più frequenti e comuni, nonché meno gravi e facilmente trattabili.
Non mi sento in competizione, anzi talora chiedo ai pazienti che vengono da me se hanno già consultato la rete, in quanto tale approccio in qualche modo può aiutare a chiarire sintomi effettivamente poco comprensibili, ma metto sempre in chiaro come vada usato solo come spunto, non certo per sostituire consulti medici ed accertamenti diagnostici.

6) Secondo lei Sanità pubblica e privata come potrebbero integrarsi in futuro per fornire al cittadino un servizio migliore?
Bella domanda, alla quale è davvero difficile rispondere. Per quanto posso dire io, in base soprattutto all’esperienza nei circa trent’anni di professione svolta, durante i quali peraltro ho visto molti cambiamenti di entrambi i tipi di servizio, ritengo che indubbiamente occorra mantenere una sanità pubblica, che dovrebbe essere però gestita con criteri simili a quella privata, privilegiando efficienza e risultati con una giusta attenzione ai costi, e avere a disposizione una sanità privata, per chiunque voglia e possa usufruirne, che semplicemente completi quella pubblica, e mai cerchi di sostituirsi ad essa.

Forse è un po’ un’utopia ai giorni nostri, ma ritengo davvero che il nostro servizio pubblico sia una gemma preziosa da conservare, anche se purtroppo sembra si faccia di tutto per affossarlo.

7) Lei come endocrinologo, si è mai imbattuto in una particolare leggenda metropolitana che vorrebbe smentire?
Vere e proprie leggende metropolitane non me ne vengono in mente, ma potrei citare a questo proposito le diverse credenze sulla tiroide, una ghiandola spesso al centro dell’attenzione e delle richieste di visita specialistica: si pensa ad essa quasi automaticamente come causa di disturbi di peso o di umore.

Intendiamoci, in un buon numero di casi è giustamente chiamata in causa, ma non è un’equazione automatica come sovente si dice o si legge. E, sempre riguardo alla tiroide, citerei anche il fatto che molte persone, donne in particolare, hanno noduli riscontrati occasionalmente alla visita o all’ecografia, ma spesso questi sono benigni e di poca importanza clinica, mentre si pensa sempre che debbano per forza essere o esser pronti a divenire tumori maligni! In ogni caso, ovviamente un controllo specialistico è utile e necessario, ma senza troppe preoccupazioni preventive!

8) Cosa ama in particolare del suo lavoro?
Ciò che più mi piace e mi rende ancora, dopo quasi 30 anni, contento di svolgere la mia professione è la possibilità di dare aiuto a persone che soffrono o, comunque, vivono un problema di salute che crea loro disagio, il poter entrare in contatto attraverso l’attività quotidiana con ogni tipo di persona e realtà, il poter svolgere la mia professione nel modo che risulta più utile a me e ai pazienti stessi.

Il Dott. Mario Nicolosi riceve nel suo studio di Torino, per maggiori informazioni o per prenotare un appuntamento potete visitare il suo profilo:

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